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Ambientalismo Liberale - Exergia e tasse

Da tempo sto svolgendo una riflessione in merito al ruolo dello
stato e dell’autorità, che mi porta ad affermare, senza timori di essere
smentito, che il sistema politico italiano, che si riempie la bocca del termine
liberale, purtroppo negato dai fatti.
Uno dei temi fondamentali su cui discutere, quando si parla di concezione
liberale dello stato, riguarda in particolare il ruolo dello stato e il suo stesso
mantenimento.
Nei sistemi statalisti, come quello italiano, il cittadino-suddito,
ha il dovere di mantenere comunque la macchina statale, considerata
superiore al singolo.
Nei sistemi liberisti, anche in questo caso come quello italiano, il cittadino e’
considerato inferiore all’economia e al capitale. In questo senso, posso
affermare che il sistema Italia potrebbe essere definito, e non e’ una
contraddizione in termini, come uno statal-liberismo.
Oggi, invece abbiamo il dovere di riaffermare quello che non e’ solo un antico
slogan, mutuato dalla storia, ma l’icona stessa di una società liberale, in cui il
cittadino è realmente il centro propulsore della società, ovvero l’eterno grido
“liberté’, égalité, fraternité’ “.
Il sistema fiscale assume un ruolo centrale nel rapporto tra cittadino e stato e
perciò deve necessariamente essere riformato, in modo tale da gravare il
meno possibile sulle tasche dei cittadini, o meglio in modo tale da penalizzare
quei soggetti che “giocano sporco” sul mercato, in modo tale da premiare i
prodotti intrinsecamente rispettosi dell’ambiente e delle persone e da
penalizzare proporzionalmente quelli meno rispettosi.
In alcuni paesi, come in Francia, vengono proposte tasse esilaranti e vecchie,
come la carbon tax, che ha rivelato, nei momenti in cui e’ stata applicata tutti
i propri limiti. .
Occorre quindi avere il coraggio di proporre un radicale mutamento di
prospettive, analogo a quello che fu nella scienza la rivoluzione copernicana.
Dati i tanti e tali problemi che affliggono il nostro pianeta, in particolare quelli
di natura energetica ed ambientale, occorre avere il coraggio di introdurre un
nuovo parametro fiscale, alternativo a quello su reddito fino ad oggi
perseguito.
La tassazione, in questa ipotesi, dovrebbe riguardare quattro grandezze
fondamentali:
  • il consumo di energia e la quota di recupero e cogenerazione ottenuto;
  • la produzione di rifiuti e la loro qualità;
  • il degrado exergetico prodotto, ovvero la degradazione di quella parte di
    energia che può essere trasformata e convertita da una forma all’altra,
  • l’immissione di sostanze inquinanti nell’ambiente tanto nel processo
    produttivo quanto nel processo di riciclaggio e smaltimento,
  • il modello sociale in cui e’ avvenuta la produzione, ovvero lo sfruttamento
    di manodopera minorile, l’assenza dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori nei paesi di produzione,
  • il livello salariale dei lavoratori rapportato al costo della vita in quel paese;
In materia di prodotti alimentari, si potrebbe inserire una serie di ulteriori
parametri, legati alle modalità di allevamento del bestiame, all’uso o meno di
prodotti OGM, alla provenienza e alla qualità della materia prima utilizzata e
ai procedimenti produttivi utilizzati, e quindi, in poche parole, alla sicurezza
alimentare del prodotto.

Un primo effetto che si potrebbe sortire con un simile tipo di tassazione
sarebbe quello di ottenere, finalmente un ribaltamento dei valori di mercato,
permettendo ai prodotti di migliore qualità e di minore impatto ambientale di
poter avere prezzi di mercato competitivi con quelli meno rispettosi dei valori
ambientali e sociali, garantendo quindi una maggiore eticità del commercio.
Non credo che lo stato debba intervenire come attore del mercato ma penso
che debba esercitare il proprio ruolo di giudice, fino in fondo, riequilibrando,
magari mediante la leva fiscale le condizioni della competizione economica tra
i diversi soggetti che partecipano.
Un simile modello fiscale, oltre ad essere un volano di sviluppo in termini di
ricerca e di tecnologia, porterebbe a modulare la tassazione su elementi
comportamentali, su parametri scientifici e non solo economici. Da un lato
consentirebbe ai cittadini di poter addirittura azzerare la propria aliquota
fiscale e permetterebbe di fare pagare le aziende produttrici e la distribuzione
per scelte scellerate, dal punto di vista ambientale, come la distribuzione di
bevande in contenitori di PET e di carta alluminata, che presentano oggettivi
problemi di riciclaggio.
Dall’altro permetterebbe di penalizzare i prodotti realizzati in paesi che
giocano sporco, in cui non sono rispettati i piu’ elementari criteri di sicurezza,
in cui il lavoro e’ sottopagato e le classi lavoratrici non godono degli
elementari ed inalienabili diritti collegati alla propria funzione lavoratrice,
oppure in paesi che non rispettino criteri minimi in termini di liberta’ personali
e quindi di diritti umani.
Questo nuovo modello fiscale permetterebbe, mediante un utilizzo sapiente
della leva fiscale, di applicare la tassazione alla fonte, ovvero sul prodotto
commercializzato, sulla base di parametri energetici e ambientali
incontestabili dal punto di vista scientifico, riducendo al minimo la tassazione
che agisce sui singoli cittadini.
Dall’altro punto di vista se le tasse fossero modellate secondo due parametri,
il reddito e il comportamento ambientale ed energetico dei cittadini,
permetterebbe di educare i cittadini a comportamenti energetici e ambientali
adeguati di fronte alle sfide del futuro.
Crediamo che oggi ci aspetti una grande sfida e mi metto a disposizione di
chiunque voglia collaborare a formulare in modo compiuto un simile progetto
al fine di poterlo formulare in modo organico. Spero che mi possano
contattare esperti in materia fiscale e in materia giuridica, ma anche cittadini
qualsiasi, interessati a dare corpo a questo nuovo progetto.
Ci auguriamo che un simile modello, peraltro oggettivamente parametrabile,
possa essere perseguito in modo tale da dare vita ad un nuovo modello di
mercato, che non sia piu’ dominato dalla pubblicità, ma dal reale contenuto
dei prodotti e dalla affermazione di un parametro di qualità energetica ed
ambientale come elemento discriminante della scelta dei cittadini. In
particolare, un simile modello permetterebbe di inserire un elemento di
regolamentazione del mercato, che per un liberale autentico, non e’ il luogo
anarchico della competizione selvaggia, ma un ambiente regolamentato dallo
stato, che non può operare come soggetto economico, ma ha il diritto-dovere
di correggerne le storture che vanno contro il bene comune.

Michele Trancossi
Pubblicato su Facebook (gruppo Exergy Ecology Democracy)
6 dicembre 2008 alle ore 15.36

Data creazione : 05/05/2010 @ 05:41
Ultima modifica : 05/05/2010 @ 05:42
Categoria : Ambientalismo Liberale
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